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sabato 18 gennaio 2014

ideafotografata...101

I destini dell'uomo sono come fiumi, alcuni scorrono veloci, senza incertezza, lungo facili percorsi. Altri passano attraverso mille difficoltà ma arrivano ugualmente al mare. La meta finale è per tutti la stessa.

Romano Battaglia, Il fiume della vita, 1992

sabato 15 dicembre 2012

ideafotografata...79


E quando lei mi parlerà di un cielo scuro, di un paesaggio bianco, ricorderò stelle che non ho visto, che lei guardava, e neve che nevicava nel suo cielo. Con la strana delizia di ricordare di aver toccato ciò che non toccai, se non con quelle mani che non raggiungo con le mie, tanto distanti. 
P. Salinas

Pedro Salinas, la voce a te dovuta

"Pubblicata nel 1933, questa raccolta si colloca in un momento centrale, di piena maturità del suo autore. Attraverso i suoi settanta componimenti scorre un intero poema d'amore compatto nel suo tessuto tematico e sentimentale, intervallato di silenzi che sono solo pause di respiro. Anche un canzoniere, dunque, ove l'amore si esplica in una continuità di ricerca quasi sperimentale, in una ripresa continua di motivi combinati fra loro, in un linguaggio sottilmente rinnovato, aperto alla trasformazione fantastica. Un lavoro capillare, nascosto, ma di grande suggestione per chi sa percepire le segrete sonorità della poesia. 
© Einaudi 1979



http://it.wikipedia.org/wiki/Pedro_Salinas

venerdì 14 settembre 2012

ideafotografata....76



Piccola Fiaba Africana

C'era una volta una principessa ammirata da tutti.
In molti offrivano gioielli, tessuti preziosi e noci cola nella speranza di sposarla,ma lei non sapeva chi scegliere.
Propose ,così, al padre di dire che era morta morsa da un serpente.
 Il re fece suonare i tam tam e iniziarono le danze funebri. Arrivarono i pretendenti della fanciulla, che chiesero di riavere i loro doni .
Per ultimo giunse un giovane povero, disperato per la morte della principessa. Lui l'amava, ma non si era sentito degno di lei; desiderava, però, che fosse bella anche nella tomba, così aveva portato stoffe e noci di cola per lei.
Il re, commosso, gli rivelò :"Mia figlia è viva e ora so chi la ama davvero: questo giovane diventerà il suo sposo". Si celebrarono le nozze e vissero felici e contenti.


Noce di cola

Kolanuss.jpg


La noce di cola è il frutto di diverse specie di piante dell'Africa occidentale o dell'Indonesia appartenenti al genere Cola. 
Questa viene anche considerata l'ingrediente segreto della Coca Cola.
Possiede un gusto amaro per l'alto contenuto di metilxantine (tra cui la caffeina).
 La noce di cola è molto diffusa nelle culture dell'Africa occidentale: 
viene masticata spesso dagli appartenenti delle tribù, sia individualmente che in gruppo. 
Infatti porta con sé un alto valore simbolico poiché viene consumata durante riti e cerimonie o anche solo per dare il benvenuto agli invitati,
 come simbolo di amicizia condivisa o per siglare un'intesa raggiunta o la riconciliazione tra due parti.
La noce di cola viene anche utilizzata per preparare bibite (la cola) ed altri prodotti alimentari,
 anche se al giorno d'oggi l'aroma di questi prodotti (industriali) deriva dall'utilizzo di aromi artificiali.
Recenti ricerche dimostrerebbero che un suo consumo provocherebbe una diminuzione del 30% nella fertilità maschile


giovedì 29 marzo 2012

ideafotografata...45

...tratto del Fiume Sile...

La leggenda di Murgania
Una antica leggenda in merito alle origini del paese è tramandata dall'autore dell'Hypnerotomachia Poliphili, Francesco Colonna, e narra di una fanciulla, chiamata Murgania, dalla quale il paese avrebbe preso il nome.
Murgania, sarebbe stata figlia del console romano Lelio Sylirio o Syliro e di Trivisia Calardia Pia. La fanciulla avrebbe osato paragonarsi per bellezza a Venere e il popolo per ignoranza l'avrebbe creduta la dea stessa e le avrebbe eretto un sacello:
“Gli plebei, et il vulgo rude et ignobile, et inculto populo, non altramente che così arbitravano che Murgania fusse essa Venere. Diqué negli suburbani lochi construsseron uno Sacello. Nel quale ella latitante a sortiti tempi, cerimoniosamente se dimonstrava mentita[3]. Et cum annuali et supplici voti supersticiosamente il populario concurso colevano[4]. D’indi nacque, tale nome, dalle giente fino hogi di Phada Murgania[5]. Et il loco serva ancora il memoriale nome Murganio.”
Gli dei, risentiti, avrebbero quindi distrutto il sacello e Murgania con un fulmine, mentre la medesima sorte sarebbe toccata a Quintia e a Septimia, sorelle di Murgania. Il padre, Lelio Sylirio sarebbe stato trasformato nel fiume Sile, che da lui avrebbe preso il nome:
“fulminato lo impiato[6] tempio la casa regia fulguritiamente in carbone redacta[7], non de qui molto distante, ove per ventura essa alhora trovavase rimanse eterno nome Casa Carbona et Murgania in fonti, cum tuti quegli che in esso loco se trovorono conversi. Et così similmente Quintia, et Septimia. Sorore fugabonde non luntano da Murgania et elle transformate in manali fonti”
“Il suo nome perpetuo a quelli lochi dederono lambenti in unde amplexano[8] il dolce patre Lelio Siliro. Et egli transmutato in liquante materia aucto dalle chare filiole, fae uno celebre fiume, di purgatissime aque manale[9], che ancora in quella periucunda[10] regione fluente freschissimo si vede.”

sabato 21 gennaio 2012

ideafotografata...32

 

ALL'AMATA 
Se leggi questi versi, 
dimentica la mano che li scrisse: 
t'amo a tal punto 
che non vorrei restar 
nei tuoi dolci pensieri, 
se il pensare a me 
ti facesse soffrire. 
***
Il mio occhio s'è fatto pittore ed ha tracciato 
L'immagine tua bella sul quadro del mio cuore; 
il mio corpo è cornice in cui è racchiusa, 
Prospettica, eccellente arte pittorica, 

Ché attraverso il pittore devi vederne l'arte 
Per trovar dove sia la tua autentica immagine dipinta, 
Custodita nella bottega del mio seno, 
Che ha gli occhi tuoi per vetri alle finestre. 

Vedi ora come gli occhi si aiutino a vicenda: 
I miei hanno tracciato la tua figura e i tuoi 
Son finestre al mio seno, per cui il Sole 

Gode affacciarsi ad ammirare te. 
Però all'arte dell'occhio manca la miglior grazia: 
Ritrae quello che vede, ma non conosce il cuore 
***
Non mangia che colombe l'amore, 
e ciò genera sangue caldo, 
e il sangue caldo genera caldi pensieri 
e i caldi pensieri generano calde azioni, 
e le calde azioni sono l'amore. 
SHAKESPEARE  1564 - 1616 è stato  un drammaturgo e poeta inglese

martedì 17 gennaio 2012

ideafotografata...31


Rimmel
E qualcosa rimane, fra le pagine chiare,
fra le pagine scure,
e cancello il tuo nome dalla mia facciata
e confondo i miei alibi e le tue ragioni,
i miei alibi e le tue ragioni.
Chi mi ha fatto le carte mi ha chiamato vincente
ma lo zingaro è un trucco.
Ma un futuro invadente, fossi stato un pò più giovane,
l'avrei distrutto con la fantasia,
l'avrei stracciato con la fantasia.

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla
a quella di chissà chi altro.
I tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo,
li puoi nascondere o giocare come vuoi
o farli rimanere buoni amici come noi.

Santa voglia di vivere e dolce Venere di Rimmel.
Come quando fuori pioveva e tu mi domandavi
se per caso avevi ancora quella foto
in cui tu sorridevi e non guardavi.
Ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia
e sulla tua persona e quando io,
senza capire, ho detto sì.
Hai detto "E' tutto quel che hai di me".
È tutto quel che ho di te.

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla
a quella di chissà chi altro.
I tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo,
li puoi nascondere o giocare come vuoi
o farli rimanere buoni amici come noi. 
Francesco De Gregori
 (Roma, 4 aprile 1951) è un cantautore italiano.

sabato 17 dicembre 2011

ideafotografata...22


Erich Pinchas Fromm ( 1900 – 1980) è stato uno psicoanalista e sociologo tedesco.

giovedì 10 novembre 2011

ideafotografata...9

« Essere, o non essere, ecco la questione:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine. Morire, dormire…
nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci esitare. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell’oppressore, la contumelia dell’uomo superbo,
gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge,
l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione.  »
tratto da Amleto  William Shakespeare ....circa 1600